UNA RIVOLUZIONE CULTURALE PER IL TERZO MILLENNIO

Non possiamo rimanere indifferenti mentre gli errori epistemologicamente fatali dell’ideologia capitalistica stanno portando al disastro il nostro ecosistema.

Il totem di questa ideologia oggi dominante è la cd “crescita” , parola che ha perso ogni qualificazione per essere utilizzata come sinonimo di “buono, positivo, utile” (di che cosa si sta parlando? Anche un tumore maligno cresce ma non per questo è un fatto positivo).  Mentre si accenna a questa magica entità si parla sottinteso dell’indice PIL (prodotto interno lordo). Un indice che già nel marzo 1968 (università del Kansas, tre mesi prima di essere ucciso)  secondo Bob Kennedy, serviva a misurare tutto “tranne ciò per cui la vita vale la pena di essere vissuta”.discorso Bob Kennedy

Secondo l’ideologia dominante ( (1) quella della classe dominante K. Marx – l’Ideologia tedesca -) il mondo, come nel paese dei Balocchi non ha altro destino nel proprio futuro se non quello di una crescita senza fine e senza limiti dei  beni di consumo (denunciato e contrastato in ciò solo dall’attuale papa Francesco).

Questa idea è tossica e sta avvelenando tutto il pianeta, sia con la continua produzione di scorie non degradabili ed il conseguente inquinamento ( il modo più spiccio per continuare a tenere in funzione la macchina della “crescita” è la veloce senescenza delle merci o la continua proposizione di “nuove” merci anche se del tutto inutili, un po’ come un puscher con la droga di ultima generazione, fregandosene altamente della gran massa di rifiuti, quelli di plastica che hanno formato un’isola grande come il Texas in mezzo al Pacifico Isola di plastica).

Ciò vale anche per la pacifica convivenza dei popoli perché per spingere sempre di più sul pedale della produzione delle merci occorre la disponibilità di una quantità d’energia a basso costo. ( vedi le guerre in prima persona o per delega per il possesso delle fonti di petrolio o per regolare il prezzo del petrolio degli ultimi 30 anni).

La massimizzazione di tale variabile (la crescita) crea una rigidità nel sistema globale che lo pone a rischio di rottura definitiva Una nuova estinzione di massa?.

Come conseguenza diretta di tale stolido comportamento umano i mutamenti climatici,  verranno a chiederci il conto probabilmente molto prima di quanto si pensi. (la prolungata siccità di quest’anno potrebbe non essere un’eccezione, poniamoci solo la domanda di cosa potrebbe succedere nell’Italia peninsulare se dopo un’estate di siccità ed incendi come quella del 2017, al seguito di un Inverno e di una Primavera particolarmente miti ed asciutti dovesse ripresentarsi anche per le prossime stagioni il medesimo andamento climatico…).  Di fronte alla crisi del lago di Bracciano la risposta giusta non è “è inammissibile che si debba razionare l’acqua a Roma” e neppure risolutiva è la proposizione di riparare le falle e ridurre gli sprechi nella conduzione dell’acqua dalle fonti. Quelle fonti potrebbero anche ridurre la loro portata per cause naturali (se non più alimentate dalle nevi o dalle pioggie invernali). Il problema reale è che bisogna fare i conti con la finitezza dei beni naturali (aria e acqua per cominciare) per il quale motivo razionare l’acqua e diminuire gli sprechi è la prima cosa giusta da fare…

Non ci sono soluzioni magiche. Bisogna cominciare a ragionare ed agire in termini di riduzione degli sprechi e dei consumi inutili, fiscalizzazione e contabilizzazione dei rifiuti e degli agenti inquinanti a carico di chi li produce, riequilibrio degli squilibri sociali fra chi è troppo ricco e chi non arriva a fine mese.

Quello che proponiamo è una vera e propria rivoluzione culturale prima che sia troppo tardi. Bisogna abbandonare le idee tossiche della crescita senza se e senza ma e le altre consumistiche che ne sono i necessari corollari e rottamare il PIL.

Occorre che tutte le associazioni e le organizzazioni che a vario titolo si impegnano per il benessere comune, non solo nel campo dell’ambientalismo più orientato ma in tutti gli ambiti sociali (senza peraltro che esista alcun indice che misuri tali attività volontaria e gratuita sennò in Italia saremmo i primi al mondo…) trovino un momento di unità per esprimere una forza di massa, un consenso diffuso su singole iniziative di difesa dell’ambiente naturale e sociale, per obbligare il mondo della politica-partitica ad inforcare finalmente gli occhiali per vincere la gravissima miopia che sembra affliggerlo inguaribilmente e prendere decisioni che magari non verranno buone nei prossimi anni ma saranno decisive per le prossimi generazioni.

Enrico Sgarella

 

 

 

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché a essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la coscienza, e quindi pensano; (…)”. [Marx Engels, L’ideologia tedesca] [in Umberto Curi, a cura, Marx e la rivoluzione, 2011]