Esposto alla procura della Repubblica per i fatti che hanno portato allo scioglimento del Consiglio Comunale di Roma

I Consiglieri comunali di Roma in quota PD che il 30 Ottobre 2015 si sono dimessi insieme ad altri 9 consiglieri dell’opposizione al solo fine di provocare lo scioglimento del Consiglio Comunale del Comune di Roma per via “notarile” sono stati minacciati o ricattati dal commissario del PD romano Matteo Orfini?

Così riferisce l’Huffington Post del 20/10/2015

Orfini ai consiglieri- -Non avete capito- se non seguite il partito niente ricandidatura-. Marino pensa al bluff e va avanti.pdfIn un altro articolo pubblicato sul medesimo giornale on line del 25/10/2015 il consigliere del VI Municipio Valter Mastrangeli riferisce di aver subito un vero e proprio ricatto:

I più convinti sostenitori di Marino restano i consiglieri dei Municipi. “Orfini ci ha ricattato. Quando lo abbiamo incontrato – racconta Valter Mastrangeli, consigliere del VI municipio – ci ha detto di sfiduciare il presidente altrimenti non saremmo più stati ricandidati. Il Pd si deve prendere le sue responsabilità davanti ai cittadini”.

Tutto ciò non è consentito. Si tratterebbe nell’ipotesi in cui tali accuse fossero confermate di una grave violazione dell’art. 338 del codice penale:

Dispositivo dell’art. 338 Codice Penale

Chiunque usa violenza o minaccia (1) ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio (2), per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l’attività , è punito con la reclusione da uno a sette anni [339].
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l’organizzazione o l’esecuzione dei servizi [339](3) (4

Il consiglio comunale di Roma deve essere considerato un corpo politico che nel suo complesso è stato impedito (o turbato) nel suo funzionamento con VIOLENZA O MINACCIA A CARICO DI ALCUNI DEI SUOI CONSIGLIERI.

L’ESPOSTO PER SOLLECITARE L’INTERVENTO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA AFFINCHE’ SVOLGA LE NECESSARI INDAGINI POTREBBE ESSERE COSI’ FORMULATO:

PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA

I sottoscritti, tutti i cittadini italiani, abitanti in Roma ed iscritti nelle liste elettorali del Comune di Roma espongono quanto segue:
a) In data 12/10/2015, il Sindaco Ignazio Marino (legittimamente eletto con il 63,9% dei voti), dinanzi alla progressiva campagna di delegittimazione a mezzo stampa orchestrata dai poteri politici sia dell’opposizione sia della maggioranza, decideva di rassegnare le dimissioni come previsto dall’art. 44 del Regolamento del Comune di Roma; in attesa di un chiarimento politico e giudiziario franco e senza condizionamenti derivanti dalla sua carica.
b)La norma suddetta prevede esplicitamente che le dimissioni del Sindaco siano efficaci decorsi giorni venti da quando vengono rassegnate, periodo nel quale esse possono essere revocate (prassi generalmente e ordinariamente attuata nelle crisi amministrative dei Comuni italiani) al fine di valutare con le forze di maggioranza politica emerse dalle elezioni il permanere di un rapporto di fiducia nella coalizione nei confronti del Sindaco eletto.
c) Pertanto, in data 30/10/2015 (e dunque entro il termine previsto dal richiamato articolo del regolamento comunale), il Sindaco Ignazio Marino, chiarita la sua posizione dinanzi agli organi giudiziari, decideva di ritirare le dimissioni e rinviava espressamente i consiglieri comunali ad una discussione in Consiglio comunale, chiedendo al Presidente del Consiglio comunale stesso di procedere alla apposita convocazione della massima assise civica.
d) Sempre il 30/10/2015, immediatamente dopo aver saputo della revoca delle dimissioni da parte del Sindaco, il Commissario del Partito Democratico capitolino, Matteo Orfini, senza consultare gli organi del circolo romano del medesimo partito e senza che si tenesse alcuna discussione all’interno del partito stesso, annunciava che tutti i 19 consiglieri comunali del Partito Democratico avrebbero rassegnato contestualmente le dimissioni e chiedeva ad un congruo numero di consiglieri comunali appartenenti ad altre rappresentanze politiche, anche dell’opposizi0ne, di rassegnare a loro volta le dimissioni al fine di provocare lo scioglimento del Consiglio comunale a mente dell’art. 141 del TU Enti Locali. E in effetti lo stesso giorno, a serata inoltrata, si arrivava alla formalizzazione delle dimissioni di 26 consiglieri comunali: i 19 eletti nelle liste del Partito Democratico ed in più: Daniele Parrucci di Centro democratico e Svetlana Celli della Lista civica Marino, nonché, tra gli e appartenenti a liste dell’opposizione: Roberto Cantiani (Ncd), i fittiani lgnazio Cozzoli e Francesca Barbato (Conservatori riformisti), e il capogruppo della Lista Marchini, Alessandro Onorato, e il medesimo Alfio Marchini,
e)Tali 26 componenti hanno rassegnato le dimissioni contestualmente provocando in tal modo lo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi e per gli effetti dell’art. 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico sugli Enti Locali).
f) Ciò che preme evidenziare è che al fine di ottenere il consenso alle dimissioni da parte di tutti o alcuni dei
suddetti 26 consiglieri si sarebbero esercitate illecite pressioni in particolare con la minaccia di “non venir più ricandidati nelle liste del Partito Democratico” .
g) ln particolare secondo alcuni articoli di stampa riportati sul quotidiano on line Huftington sarebbe avvenuto quanto segue (edizione del 25/10/2015 Gabriella Cerami gabriella.cerami@huffingtonpost.it) :
“…l più convinti sostenitori di Marino restano i consiglieri dei Municipi. “Orfini ci ha ricattato. Quando lo abbiamo incontrato – racconta Valter Mastrangeli, consigliere del VI municipio – ci ha detto di sfiduciare il presidente altrimenti non saremmo più stati ricandidati ,… ” http://www.huffingtonpost.it/2015: 1O/25/marino-dimissìoni-piazza-·consiglieri_n_838S272.html; nella edizione del 29 ottobre: post: (Alessandro.de.angelis@huffingtonpost.it) sotto il titolo Orfini ai consiglieri: “Non avete capito: se non seguite il partito niente ricandidatura”. Marino pensa al bluff e va avanti TESTO: “Al Nazareno si sentono le urla. Matteo Orfini categorico: “Forse qua non ci siamo capiti. Chi non segue le indicazioni del partito non sarà ricandidato”. Di Fonte, i consiglieri comunali del Pd. Discussione accesa. Perché non tutti i 19 si vogliono dimettere. Al Campidoglio, Ignazio Marino è gasato. Convinto che il tentativo fallirà: “Non ce la fanno a raggiungere quota 25 senza la destra. E se non ce la fanno inizia tutta un ’altra partita”. Spiegazione, per i non addetti ai lavori: Orfini, a questo punto, vuole evitare che Marino possa arrivare in aula, Per farlo, occorre che si dimetta in blocco la maggioranza del consiglio, 25 consiglieri. ”
h) Ebbene, considerate tali circostanze e tenuto conto delle dichiarazioni attribuite dalla stampa ai consigliere del VI Municipio Valter Mastrangeli si chiede che la Procura della Repubblica svolga indagini al fine di verificare la fondatezza delle notizie qui riportate e, in caso positivo, al fine di accertare se nei fatti così come verificatisi ricorra la violazione delle prerogative di autonomia e di autodeterminazione dei consiglieri comunali e conseguentemente del Consiglio comunale di Roma.
La verifica qui richiesta si impone a tutela dei diritti politici degli elettori e degli eletti a mente dell‘art. 294 c.p., tenuto conto che la prospettazione ai consiglieri comunali di una loro mancata ricandidatura nel caso in cui non avessero rassegnato le dimissioni è circostanza che, se accertata, meriterà senz’altro di essere apprezzata quale minaccia di male ingiusto perchè tesa ad impedire ai consiglieri stessi la libera manifestazione del loro pensiero ed il libero esercizio del mandato ricevuto dagli elettori.
Con Osservanza
Roma,li

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